Traduzione a cura di Ciock con la collaborazione di Skye (skyedw@yahoo.it)
- marzo 2003
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Lesbiche e Nazionalsocialismo
Lesbiche nelle prigioni e nei campi di concentramento
Estratto dell'articolo di Cora Mohr e Doris Seekamp / marzo
2000
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"Art. 175"
Capitolo V - Triangolo Rosa
Partendo dal lavoro di ricerca e studio fatto da Ilse Kokula
e Claudia Schoppmann possiamo asserire che l'omofobia non si ferma davanti agli
esseri umani di qualsiasi orientamento politico o sociale. Limitazioni e silenzi
hanno segnato la situazione delle lesbiche durante il nazismo così come
durante il periodo successivo. Dobbiamo ringraziare queste due ricercatrici se
oggi abbiamo a disposizione sia degli schizzi biografici sia ricerche scientifiche
sulla situazione e sulle persecuzioni delle donne lesbiche.
Non ci sono state sistematiche persecuzioni ai danni delle lesbiche paragonabili
a quelle subite dagli uomini gay, durante il periodo del Nazionalsocialismo. Durante
le ricerche abbiamo però trovato tanti indizi che ci hanno portato alla
conclusione che le lesbiche venivano discriminate e perseguitate sistematicamente.
All'inizio sembrava quasi che non vi fosse assolutamente materiale ma fino a quando
nessuno vuole sapere qualche cosa non vi è nemmeno nulla da sapere.
La storia è per noi ciò che sappiamo, ciò che sappiamo
è ciò di cui possiamo venire a conoscenza. Per venire a conoscenza
devono esserci delle tracce
. Ci dobbiamo anche chiedere, perché
su così tanto non ci sono nemmeno tracce.
Il punto di partenza per questo contributo era l'interesse di venire a conoscenza
di informazioni su donne che amano le donne e delle cui condizioni di
vita ed eventualmente persecuzioni nel nazionalsocialismo sino ad oggi difficilmente
avevamo conoscenza. La loro storia, che durante l'elaborazione del nazionalsocialismo,
della resistenza evidentemente non ha ricevuto spazio, fino a qualche anno fa
non è stata tematizzata in nessuna delle ricerche. Ricercatrici come
Ilse Kokula e Claudia Schoppmann, che si sono specializzate nella ricerca sulle
lesbiche, sono delle eccezioni. Nella letteratura sulle persecuzioni durante
il nazionalsocialismo, le lesbiche sono ancora oggi tema d'oggetto. Le possibili
motivazioni saranno riportate di seguito.
Questo tema è parte della storia delle donne, è parte della nostra
storia di donne. Una storia che non è stata studiata ed elaborata ininterrottamente,
bensì unicamente con delle spaccature, delle incrinature, che rappresentavano
il Nazionalsocialismo in modo determinante. Unicamente con il sorgere del nuovo
movimento femminile all'inizio degli anni 70 ci sono nuovamente dei confronti,
ed è diventato più facile dichiararsi pubblicamente quale donna
lesbica. Nell'ambito di questo confronto è stato possibile tematizzare
anche l'imposizione dell'eterosessualità che ha limitato alcuni omosessuali.
Volevamo saperne di più su donne che tra gli altri a causa del loro amore
verso altre donne sono state deportate nei campi di concentramento e lì,
non raramente, venivano disprezzate e discriminate dalle altre prigioniere.
Dopo il 1945 questo è stato in parte riportato per iscritto da parte
delle superstiti. Ma sino ad oggi non si è praticamente mai indagato
apertamente. Neanche nella letteratura antifascista viene menzionata la resistenza
posta dalle donne lesbiche contro il Nazionalsocialismo. Questo non significa
però che essa non sia esistita, bensì che questo esempio di vita
femminile non veniva accettato e per questo motivo non veniva nemmeno menzionato.
A noi interessava cosa si nascondeva dietro a questo rendere invisibile. Con
la tematizzazione di donne che amano le donne vogliamo anche indagare
sulla vita familiare soverchiata, cosa che ci è stata spesso presentata
nei riporti biografici.
Difficoltà con la definizione
Durante il periodo del Nazionalsocialismo nella definizione di omosessualità
della destra, questa è stata ridotta ad atto sessuale e allo stesso tempo
in asessualizzazione delle donne. La parola Lesbica ha iniziato ad essere utilizzata
nelle metropoli dell'ovest a partire dall'inizio degli anni 70. Prima di allora
le donne difficilmente si definivano con questa parola e nei testi difficilmente
si ritrova questo vocabolo. Così nei sottotitoli dei giornali Lesbici degli
anni 20 si trovavano definizioni del tipo "giovani compagne" oppure
"amicizia femminile ideale".
Molte delle donne che oggi definiamo Lesbiche, perché erano affettuose
nei confronti di altre donne o perché organizzavano la loro vita quotidiana
insieme, non avevano scelto questa definizione per loro stesse. Per la descrizione
delle loro relazioni spesso non avevano parole. E quando queste definizioni venivano
utilizzate, esse non avevano allora la stessa definizione di oggi.
La discussione sul movimento lesbico, le definizioni ad esso correlate e l'autoaccettazione
sono più complessi di quanto sia possibile riportare in questo contributo
che ha cercato di riportare in maniera adeguata e necessariamente concisa qualche
cosa sulle numerose sfaccettature dell'autoaccettazione delle lesbiche. Nella
nostra definizione di "lesbica" sono riportati i seguenti aspetti: l'autodefinizione
così come le relazioni d'amore esistenti o volute con una partner. Ciò
non comporta necessariamente delle componenti sessuali o erotiche.
Condizioni durante il tempo del nazionalsocialismo
A differenza degli omosessuali uomini, che venivano criminalizzati
e perseguiti attraverso l'art. 175 del codice penale, questo articolo non trovava
applicazione sulle donne (ad eccezione dell'Austria, dove un articolo analogo
esisteva già dal 1804). In correlazione con l'inasprimento dell'art.
175 c'erano, nel 1935, forti tendenze nel volerlo applicare anche alle lesbiche.
La preposta commissione statale giunge però, tra gli altri, alla conclusione
che "un motivo importante per la penalizzazione dei rapporti tra persone
dello stesso sesso è quello della falsificazione della vita pubblica"
e che "ciò viene difficilmente preso in considerazione tra le donne,
poiché proporzionalmente la vita pubblica femminile gioca un ruolo secondario".
A conclusioni simili giunse pure il Dr. Schäfer, ministro della giustizia
del Reich, in uno scritto del 1942. A riguardo della "sodomia tra donne"
esso scrive: "l'attività tra donne, fatta astrazione dall'ambiente
della prostituzione, non è così diffusa come negli uomini. Il
motivo importante della penalizzazione degli atti libidinosi tra uomini, che
sta nella falsificazione della vita pubblica per il tramite della creazione
di rapporti personali di dipendenza, non trova fondamento tra le donne per via
della loro posizione meno influente nei doveri pubblici e statali. Inoltre le
donne, che si lasciano andare ad un rapporto contro natura, non sono da considerarsi
perse per sempre, contrariamente agli uomini omossessuali, per quanto attiene
ai fattori di procreazione. Poiché esse, per esperienza, spesso si orientano
nuovamente verso un rapporto normale".
Qui vengono date in modo chiaro le differenti dimensioni di valutazione della
sessualità femminile da parte degli uomini di potere facenti parte del
regime del Reich (non solo da essi comunque). L'omosessualità femminile
non veniva considerata seriamente come idea di vita, sottoposta a tabù
e resa invisibile senza che essa potesse divenire dibattito politico. Tutto
questo è dovuto allo status marginale delle donne e alla gerarchia dei
sessi che nel Nazionalsocialismo era implicita. La ripartizione dei ruoli monodimensionale
nel Nazionalsocialismo era "la donna ariana si sposa e regala al Führer
tanti bambini".
Politica femminile nel nazionalsocialismo
Il nostro contributo si riallaccia alla convinzione di Claudia
Schoppmann, riportato nel suo lavoro "politica sessuale nazionalsocialista".
Nella sua dissertazione dimostra che la situazione delle donne Lesbiche veniva
impressa più dalla politica femminile dei nazionalsocialisti che dalla
politica sugli omosessuali. Che le donne venissero criminalizzate in numero molto
minore dall'Art. 175 del codice penale, è solo uno degli aspetti già
menzionati.
Di rilievo era che le Lesbiche non potevano corrispondere alla definizione della
donna "ariana" e "immune da tare ereditarie" preposte per
la maternità ed il matrimonio. Venivano colpite in modo particolarmente
forte dalla propaganda contro le donne nubili e senza figli. Gli "igienisti
della razza" e le SS parlavano degli omosessuali quali prototipi degli Asociali.
Le donne Lesbiche sono pertanto spesso state diffamate e qualificate quali prostitute.
Domanda alla fonte
La collocazione marginale delle donne omosessuali ha portato
alla scarsa tematizzazione nel nazionalsocialismo. Nei campi di concentramento
non c'erano dei contrassegni specifici, a differenza del triangolo rosa utilizzato
per gli uomini omosessuali.
Omosessuali nei campi di concentramento.
Da ricerche effettuate si può presupporre che furono circa tra i 10.000/15.000
gli uomini omosessuali morti nei campi di sterminio. Non vi è invece materiale
per stabilire il numero delle morti femminili, delle Lesbiche. Nel corso degli
ultimi anni è stato possibile documentare dei riferimenti sulla persecuzione
delle Lesbiche. Si tratta nella fattispecie di informazioni dagli atti persecutori,
della Gestapo e dei prigionieri, che vanno però analizzati con le giuste
riserve.
Vi sono a disposizione dei testi nelle testimonianze dei prigionieri di allora,
nei quali alcune prigioniere venivano descritte quali Lesbiche. Si tratta di racconti
di sconosciuti. In apparenza non vi sono testimonianze dirette di donne Lesbiche
sopravvissute ai campi. È da presupporre che tutto ciò sia correlato
con la stigmatizzazione dell'accaduto durante il periodo del dopoguerra. Ci occupiamo
essenzialmente di donne che amano donne e che sono state perseguitate durante
il Nazismo o che rispettivamente hanno lottato contro il nazionalsocialismo. Le
Lesbiche c'erano e ci sono in tutte le sfere della società, in tutti gli
ambienti politici. Erano sia vittime/perseguite così come esecutrici. Le
donne che amavano donne in quel periodo non si sono comportate in maniera diversa
da come si è comportata la maggioranza del popolo tedesco. Se non facevano
parte della mobilitazione di massa del nazionalsocialismo si sono ritirate, comportate
in maniera discreta.
Ricerca delle tracce
Negli anni 20 della repubblica di Weimar vi erano in diverse
città, principalmente nelle grandi città Berlino, Amburgo e Francoforte,
dei ritrovi per gay e lesbiche.
Il "comitato scientifico umanitario", con la partecipazione determinante
di Magnus Hirschfeld, esigeva lo stralcio dell'art. 175 del codice penale. Nel
1920 fu fondata l'organizzazione omosessuale "Deutcher Freundschaftverband",
nel 1923 si giunse ad una scissione e formazione della "federazione per i
diritti umani", che quale organizzazione omosessuale principale, contava
fino a 48.000 membri.
Entrambe le organizzazioni avevano quale obiettivo il riconoscimento dei diritti
omosessuali parimenti a quelli degli eterosessuali. In entrambe le associazioni
vi erano i "reparti femminili" che pubblicavano i loro giornali ("l'amore
femminile" con una tiratura di 10.000 copie e "l'amica"). Anche
nelle campagne si trovavano, anche se in esemplari unici, degli esemplari di questi
giornali nei banchi femminili. Le Lesbiche si organizzavano spesso in piccole
società o addirittura in club per donne. L'organizzazione era un passo
importante, innanzitutto per l'auto-accettazione e poi anche per imporsi contro
la morale sessuale dilagante e per migliorare la propria posizione sociale (senza
l'aiuto degli uomini).
Il periodo della mascherazione
La vivace vita politica e culturale Lesbica, che era fiorita
negli anni 20, ebbe, con il Nazionalsocialismo, una fine brusca. I giornali come
"l'amica" vennero vietati nel 1933, i locali vennero chiusi. La sicurezza
era garantita unicamente dalla discrezione e dal rinnegamento della propria identità.
L'essere invisibile per poter sopravvivere.
Le lesbiche si sono date tra gli altri alla contemplazione o ai "matrimoni
di sabbia", come venivano chiamati cioè matrimoni di copertura con
gli uomini omosessuali. Era usuale fingere di avere una relazione accettata socialmente,
per potersi sottrarre dall'osservazione attraverso casa e pianerottoli, che arrivava
fino all'intimo della sfera privata all'interno degli appartamenti. D'altro canto
la guerra provocò l'assenza di molti uomini e pertanto anche nuovi spazi;
una donna sola o che convivesse con altre donne non dava più così
nell'occhio, poteva infatti tirare in ballo il fidanzato che stava al fronte.
Un'austriaca facente parte della resistenza riassume così il suo "periodo
di mascherazione": "tutti coloro che erano dalla parte del socialismo,
sapevano cosa volesse dire Hitler e che era richiesto il livello massimo di attenzione.
Poiché eravamo in pericolo due volte: politicamente e sessualmente. Solo
in questa circostanza posso aggiungere che nei miei circoli non vi è traccia
di persecuzione contro omosessuali. Quando uno dei nostri veniva preso, la causa
era sempre una ragione politica. Che alcune di queste donne nella loro vita privata
provavano qualcosa di diverso da quanto previsto dalla dittatura di allora, veniva
chiaramente taciuto".
Persecuzione delle lesbiche
Fino al momento del passaggio del potere ai Nazionalsocialisti
le donne che non rispecchiavano l'ideale di una casalinga ai fornelli, stavano
sotto gli occhi e l'interesse dell'opinione pubblica. Erano contestate ma c'erano.
L'attenzione dell'opinione pubblica spiega, forse, perché quantitativamente
vi sono più informazioni su intellettuali ed artiste che si sono esposte
ed hanno amato donne, e la cui storia di persecuzione viene condivisa in modo
diverso.
Claudia Schoppmann e Ilse Kokula hanno ricercato la biografia di artiste o intellettuali
lesbiche. Viene citata l'allora famosa cantante Claire Waldoff (1844 -
1957), che cantò sia canzoni d'intrattenimento ("Hermann heesst er"
-si chiamava Hermann) così come canzoni critiche e provocatorie ("alle
Männer raus aus dem Reichstag" - tutti gli uomini fuori dal Reichstag").
Non tacque mai la sua convivenza con un'altra donna. Dopo il 1933 ricevette il
divieto di esibirsi tra gli altri dopo essersi presentata a spettacoli dell'"Aiuto
Rosso". Dopo presentazione di un "documento ariano" ed adesione
alla camera culturale del Reich poté successivamente esibirsi di nuovo,
principalmente in tournée organizzate da lei stessa.
Alla nota pittrice ebrea Gertrude Sandmann non era più possibile
emigrare. È sopravvissuta al Nazismo tenuta nascosta per anni dalla sua
convivente dopo aver simulato il suicidio. Gertrude Sandmann studiò presso
la "berliner Verein Künsterinnen", di cui facevano parte anche,
per esempio, Käthe Kollwitz, Paula Modersohn-Becker.
Christa Winsloe (1888 - 1944), autrice della versione cinematografica del
classico "ragazza in uniforme", amica di Erika e Klaus Mann, emigrò
nel 1938 nel sud della Francia e da lì appoggiò i fuggitivi. Quando
unitamente alla sua compagna cercò di far ritorno in Germania, nel 1944,
entrambe trovarono la morte. Le circostanze non sono state sino ad oggi chiarite.
Vogliamo citare anche la scrittrice Thea Sternheim, che nel 1933 in Francia
faceva parte della "Resistence". Arrestata nel 1943 e deportata a Ravensbrück,
dove salvò la vita a diverse donne, rubando cibo e vestiti alle SS.
Lesbiche nelle prigioni o nei campi di concentramento
Il materiale sulle Lesbiche nelle carceri o nei campi di concentramento è
difficile se non quasi impossibile da trovare, perché come già detto
per le Lesbiche non vi era un segno di riconoscimento particolare. In assenza
di marchi (ad esempio persecuzione razzista o appartenenza al KDP), venivano dichiarate
in maggioranza "Asociali" e dovevano indossare il Triangolo Nero. In
casi isolati emerse, dalle liste d'entrata del campo di Ravensbrück, accanto
al motivo dell'internamento (es. Asociale) anche l'annotazione supplementare "Lesbica"
o "donna che ama donne". Non è noto quali difficoltà supplementari
incontrarono le prigioniere a causa di questa descrizione supplementare. Da singoli
esempi si può però dedurre che i Kapo Nazisti sfogavano le loro
violente fantasie sessiste con le prigioniere Lesbiche. Per venire a conoscenza
di qualche cosa che concernesse le donne Lesbiche abbiamo ricercato nelle memorie
delle donne sopravissute. In questa letteratura ci sono tre esempi di forme di
discriminazione nei confronti delle donne lesbiche: diffamazione, pena e tolleranza.
Un esempio di diffamazione: Krystyna Zywulska nel suo libro "Tanz, Mädchen
".
Una donna ne bacia una altra sulla bocca. "non ci si può immaginare
niente di più disgustoso.
ho provato un terribile disgusto".
Rapporti tra donne erano per l'ebrea francese Callimard pensabili solo "tra
alcune delle prigioniere quale compensazione per il fatto che non vi erano uomini
a disposizione.".
Tolleranza: senza diffamare e senza distanziarsi personalmente, Anja Lundholm
descrive alcune lesbiche nei campi di concentramento. Riporta delle inseparabili
Claire e Cilly. La più anziana cercò sempre di riprendere i lavori
pesanti della più debole Cilly. Un giorno Cilly non ce la fa più
cade al suolo e viene azzannata da due cani. Muore. "Però il suo volto,
dopo che Claire le chiuse gli occhi, era sorridente e in pace". Dopo quella
notte Claire non parlò più ed una settimana dopo morì suicida
correndo contro la recinzione elettrica. "Il nostro gruppo non fu più
lo stesso, dopo che le inseparabili se ne furono andate."
Ancora oggi riesce solo a poche delle sopravvissute raccontare delle Lesbiche
nei campi di concentramento senza pregiudizi. Barbara Reimann, prigioniera politica
a Ravensbrück, riporta di due compagne di Amburgo che furono rinchiuse per
attività nella resistenza e vivevano insieme anche nel lager. Spesso repressione
e omofobia hanno raggiunto livelli tali che i ricordi di coppie lesbiche sono
stati rimossi dalla mente. Unicamente quando una donna si lascia andare al tema
si ritrovano improvvisamente delle tracce.
Ulteriori tracce riprese dal libro di Claudia Schoppmann
Le donne lesbiche sono spesso state oggetto di altri capi d'accusa.
Una donna di Amburgo, nel 1936, fu condannata per truffa perché aveva sposato
un omosessuale e inoltrato richiesta di un credito previsto per le coppie sposate,
ottenendolo.
Due donne soggiornarono illegalmente ad Amburgo, dopo che
successivamente al rilascio da un campo di recupero non si erano più
annunciate presso il posto di lavoro. A causa di problemi finanziari commisero
dei furti di lieve entità. Siccome soggiornavano presso un uomo vennero
arrestate per presunta prostituzione e condannate per furto e truffa. Del reato
di prostituzione nessuna traccia poiché vennero definite dal tribunale
quali "considerevolmente asociali e negligenti!".
Una giovane donna, svolgeva l'attività di cameriera
a Potsdam, fu deportata per omosessualità quale "Asociale"
dapprima a Ravensbrück e poi a Flossenbürg. Li fu costretta in un
bordello. I Nazisti affermavano che "in un bordello le Lesbiche venivano
per prime (inteso come turno)". Di questa donna si ricordava un gay che
fu deportato di forza nel bordello e fece amicizia con Else. Lei era l'unico
essere umano con cui lui riusciva a parlare.
Elsa Conrad, per metà ebrea, aveva gestito a Berlino
il club "Monbijou des Westens" che con ca. 600 membri era considerata
un'associazione di donne Lesbiche piuttosto grande. Nel 1935 fu condannata a
15 mesi di carcere per "oltraggio al regime del Reich" dopo che una
sua ex compagna la denunciò. Successivamente fu deportata nel campo di
Moringen, poiché si era pubblicamente dichiarata "ariana" e
aveva offeso il Führer. Nei suoi atti venne riportata in maniera eloquente
la sua "attitudine lesbica".
Abbiamo avuto più di un esempio a riguardo di donne, delle quali si poteva
concludere la loro attrazione verso altre donne nelle loro descrizioni, che
però non lo hanno mai dichiarato apertamente. Ciononostante le relazioni
con donne per loro erano le più importanti delle loro vita è riconducibile
dalle loro descrizioni oppure da quelle di loro care amiche e conoscenti.
Käthe Seifried proveniva da una famiglia di lavoratori
socialdemocratici. Nel 1930 entrò a far parte del KDP e nel 1932 fu condannata
a svariati mesi di prigione. Nell'ottobre del 1933 venne arrestata, deportata
e seviziata nel campo di concentramento di Hohenstein. Dopo il suo rilascio,
nel 1934, riesce a sfuggire ad ulteriori arresti grazie ad un continuo cambiamento
del luogo di residenza. Dopo il 1945 entra nuovamente a far parte del KDP di
Friburgo. Dopo la morte del marito, nel 1947, vive insieme alla sua compagna
Sofie Gertmeier. Si conoscono già dal 1934. Per diversi anni crescono
pure un bambino, figlio di un soldato francese. Più avanti l'affidamento
del bimbo, che non possono adottare, viene loro tolto e il piccolo cresce principalmente
in un orfanotrofio francese. Käthe Seifried e Sofie Gertmeier vissero insieme
a Friburgo sino alla morte di K. Seifried, avvenuta nel 1933. Sofie Gertmeier
è oggi ospite di un casa per anziani.
Oppure anche le due austriache attive nella resistenza
comunista Maria Berner (arrestata nel 1939, deportata a Ravensbrück nel
1943) e Anni Hand (arrestata nel 1942, deportata a Ravensbrück nel 1943).
Entrambe ritornarono a casa insieme nel 1945. Con i loro precedenti fidanzati
non volevano più avere niente a che fare, non volevano più relazioni
con uomini. Passarono il resto della loro vita insieme e crescendo una figlia
adottiva.
Ingrid Stobl intervistò la comunista membro attivo
nella resistenza "Fifi" che a 16 anni imbracciò l'arma per
combattere. Dopo il suo arresto, durante il prosieguo della guerra civile, istituì
una frangia comunista nel carcere madrileno. Siccome per i suoi compagni e compagne
l'omosessualità era un tabù, venne invitata a non farsi vedere
troppo spesso in compagnia della stessa donna. Da ogni parte le venne rinfacciata
la sua particolarità e il suo essere androgina. Anche dopo la fine della
dittatura di Franco nel suo piccolo paese venne aggredita e ferita gravemente.
"Fifi", l'eroica combattente; con lei nessuno voleva avere niente
a che fare.
Sappiamo troppo poco su queste donne per poterle definire Lesbiche. In
ogni caso queste donne sono per progetti di vita al femminile, che spesso non
vengono percepiti come tali. Accanto agli esempi appena citati c'erano donne,
all'interno dei campi di concentramento, che hanno avuto dei rapporti sessuali
sporadici con altre donne. Questo aspetto viene definito, nella letteratura
esistente, come "omosessualità del lager". Sottostava a punizione,
così come ogni altra, per quanto insignificante, infrazione. A Ravensbrück
nel 1941 "dare una mano" era proibito esattamente come "avere
rapporti sessuali tra donne". Erano previste punizioni corporali, fino
alla spedizione nei blocchi punitivi. In ogni caso le coppie dovevano essere
separate.
Rudolf Höss, comandante di Auschwitz, scrisse nel 1947 che anche nei lager
femminili "l'epidemia dell'amore lesbico imperversava" e che attraverso
le punizioni più dure non poteva essere contenuto.
Nei casi qui sopra menzionati non viene preso in considerazione lo sfruttamento
sessuale da parte delle sorveglianti. È chiaro che questo tipo di abusi
in proporzioni particolari erano umilianti per le prigioniere. Questo tipo di
relazioni erano, come altre forme di violenza sessuale, avvilenti e offensivi.
Nel concetto personale delle donne questo tipo di relazioni amorose era spesso
accompagnato da una doppia morale: una vita in due mondi, che si trovano direttamente
fianco a fianco: queste donne condividono i comuni concetti morali sociali.
Rifiutano nel modo più assoluto le relazioni lesbiche e snobbano le prigioniere
che sono lesbiche a "tutti gli effetti", donne che anche al di fuori
del campo di concentramento amano le donne.
Allo stesso tempo hanno relazioni sessuali con altre donne, che intendono però
come ripiego alla mancanza di una relazione con gli uomini. Margarete Buber-Neumann
scrisse che oltre alle relazioni politiche ci sono state "relazioni amorose".
Si distinguevano dalle "Asociali" e dalle "Criminali" nel
senso che "erano relazioni platoniche mentre le altre avevano un carattere
evidentemente lesbico".
Di omosessualità nei lager si parla unicamente in poche testimonianze
dei sopravvissuti. Non è forse questo un segnale di un processo di repressione
piuttosto che la dimostrazione che questo tipo di relazioni non esistevano?
Dopo il 1945
Che cosa hanno provato le lesbiche dopo il 1945? Ilse Kokula
riassume "ora non erano più "depravate" ma venivano considerate
dei mostri con problemi psichici o sessuali. La vera donna degli anni 50 e 60
era propensa al suo uomo. Evitava attività lavorative e si occupava di
marito e figli
.". Dopo le teorie di diversi autori (che avevano già
scritto i loro saggi durante il periodo del nazionalsocialismo) le androgine
andavano al di fuori delle mura di casa unicamente per svolgere un'attività
remunerata. In poche parole un'ottantenne mi disse "La guerra per noi lesbiche
iniziò già nel 1933. Forse si può affermare che la guerra
è durata fino al 1970 e terminò unicamente quando donne e omosessuali
iniziarono a difendere i loro diritti."
La speranza di riuscire a dare un taglio con il passato neonazista anche in
riferimento alla posizione politica nei confronti delle condizioni di vita di
gay e lesbiche non trova riscontro. Gia solo per l'esistenza dell'art. 175 del
codice penale, che viene cancellato dal Parlamento tedesco unicamente nel 1994,
testimonia la non accettazione di modi di vita che si discostino dalla (costrizione
della) società eterosessuale.
Discriminazioni e violenze non arrivavano però unicamente dal parte dello
stato o da forze reazionarie. La già citata Hilde Rausch, per esempio,
nel 1945 entrò in conflitto politico con il KDP e uscì dall'associazione.
Tre comunisti la denunciarono presso l'ufficio distrettuale, suo datore di lavoro,
quale "Lesbica". Per la prima volta vide, negli atti depositati presso
il suo superiore, scritta quella parola. Venne licenziata nel 1946. Questa diffamazione,
avvenuta da parte dei suoi alleati, le lasciò il segno. Non li perdonò.
Ancora negli anni 90 diceva "non mi sono mai considerata una vittima, bensì
una lottatrice". Si impegno nella costituzione dell' L74, un gruppo berlinese
composto da donne lesbiche di una certa età.
Malgrado gli sviluppi positivi dovuti alle continue lotte per la parità
dei diritti, la violenza contro lesbiche e gay è tutt'ora presente in
moltissimi paesi.
Il centro di ricerca femminile dell'università di Bielefeld ha appena
presentato un nuovo studio. Quasi tutte le lesbiche interrogate ha vissuto discriminazioni
verbali. Un quarto di esse è stata confrontata con attacchi fisici e
il 10 % ha dovuto addirittura subire violenze sessuali.
TESTIMONIANZE: "Lesbiche negli anni 30"
L'avvento del terzo reich
"Convivevo con la mia ragazza da anni. A volte la gente
mormorava "avranno qualche cosa insieme?". Dopo l'avvento del terzo
reich era diventato un "hanno qualche cosa insieme!" Lo dicevano i
portinai e i custodi che entravano nella nostra vita privata poiché dovevano
raccogliere informazioni. La nostra locatrice fu interrogata per sapere se poteva
dare informazioni sulla nostra vita intima. Un giorno arrivò da me in
atelier il nostro capo redattore e mi disse impaziente che avrei dovuto sposarmi
oppure non avrebbe potuto darmi più lavoro. Non avevamo fatto abbastanza
per il "dovere del nuovo tempo". Di nuovo il portinaio, che portava
il contrassegno del partito, ci segnalò "non potete vivere come
coppia selvaggia, non rispetta il concetto del führer." L'uomo non
aveva cattive intenzioni, era un berlinese gentile. Comunque fosse, continuava
a parlare di noi
. A questo punto decidemmo, noi due donne, di sposarci
con due amici. Questa situazione ci porto ad avere dei nuovi conflitti. Da parte
mia ci misi molto ad abituarmi alla gente che mi chiedeva come stava mio marito.
"Perché?", rispondevo. E solo in quell'istante mi veniva in
mente che mi mascheravo dietro ad un matrimonio."
(Testimonianza di una stilista, Berlino 1933)
Politica popolare e omosessualità femminile
"Le lesbiche così come gli uomini omosessuali
mettevano in pericolo le differenze sessuali. Le lesbiche, ammesso sia possibile,
sono una minaccia ancora maggiore degli uomini, se si pensa al ruolo della donna
quale santa protettrice e a madre di famiglia e della nazione. La maternità
è il centro dell'immagine della donna che, come la madonna, dovrebbe
rappresentare castità e maternità allo stesso tempo.
(Gorge Mosse, "Nationalsozialismus und Sexualität")
"Ritengo sia una catastrofe quando vedo donne e ragazze, soprattutto ragazze,
che girano con uno zaino in spalla. Fa venire la nausea.
Considero una catastrofe quando organizzazioni o associazioni femminili si occupano
di rami che distruggono ogni fascino, grazia e dignità femminili. Considero
una catastrofe quando vedo donne diventare così maschili da far sparire
la differenza sessuale, la polarità. Da qui non manca molto fino all'omosessualità".
(Heinrich Himmler, Ministro della Propaganda - estratto discorso a Bad Tölz,
18.2.1937)
Art. 175 codice penale - discussione su possibile estensione
anche alle donne
"se anche l'amore lesbico debba essere incluso, come
ad esempio viene fatto in alcuni paesi stranieri. Non ritengo di inoltrare richiesta
di una simile estensione malgrado non si possa non ammettere che questo vizio
è in grossa espansione anche tra le donne"
(Estratto seduta della commissione penale, suggerimenti del relatore, 05.08.1934)
"attraverso i rapporti sessuali lesbici viene esercitata anche una velenosa
influenza alla morale sessuale. La ratio legis della penalizzazione dei rapporti
omosessuali è, che all'essere umano non devono essere negati la normale
attività sessuale e riproduttiva, in maniera che esso non getti e disperda
le proprie energie in altre direzioni. La motivazione è pertanto che
lo stato ha grosso interesse nel normale rapporto sessuale che deve rimanere
in primo piano e non deve venir influenzato da forme perverse. Sono dell'opinione
che la criminalizzazione vada estesa anche alle donne, come nel caso dell'Austria."
(Estratto seduta della commissione penale, Gleispach, 05.08.1934. Questa presa
di posizione non è stata ritenuta decisiva per la decisione finale).
Infatti rilevante per la decisione finale sono stati considerati altri fattori.
Innanzitutto che l'omosessualità maschile era pericolosa poiché
metteva in pericolo la procreazione ed inoltre perché la donna poteva
venir costretta al rapporto con un uomo. Inoltre la posizione della donna nella
società non la faceva apparire come pericolosa fino al punto da dover
prevedere delle sanzioni penali.
"una donna che viene sedotta non può venir sottratta, alla lunga,
al normale rapporto sessuale, bensì resta utilizzabile come prima sotto
l'aspetto politico demografico. Alla lunga attraverso l'esercizio di questo
peso, la psiche della donna non resta così pregiudicata come quella dell'uomo
e per questo il pericolo per lo stato non è alla lunga così grosso"
Dopo il 1933
"nella Basler Zeitung del 19 dicembre 1934 è stata
pubblicata la notizia che, su ordine personale del Führer, in tutto il
Reich doveva avvenire un'azione di pulizia contro elementi omosessuali. Il numero
delle persone arrestate, secondo questa notizia, si aggirava intorno alle 700
persone"
"nel giro di poco tempo sono state arrestate e portate in giudizio centinaia
di persone a causa di rapporti con persone dello stesso sesso. Ci fu un'ondata
di processi intimidatori. Per l'infrazione, oggi punita con una multa o in ogni
caso con un'incarcerazione di breve periodo, molti scontarono dai 12 ai 18 mesi
di prigione. I recidivi finivano nei campi di concentramento".
(Helmut Ebeling, 1968)
"l'analisi del materiale presentato per la soluzione del problema dell'omosessualità
femminile nello studio di criminologia (06.11.1944 messo a disposizione dal
responsabile). Questo è uno dei pochi indizi che provano come presso
la polizia fu raccolto del materiale sulle donne lesbiche. Purtroppo non si
sa niente sul tipo e quantità di questo materiale. Anche Elisabeth Leithäuser,
membro attivo dell'associazione giovani comunisti a Kassel e che prese parte
a più azioni di resistenza, lo confermò. Dopo un processo per
"alto tradimento" dal quale venne assolta si trasferì a Berlino.
Lì fu interrogata più volte dalla Gestapo. Durante uno di questi
interrogatori, nel 1938, le venne chiesto di lavorare per la Gestapo in qualità
di informatrice. Quando rifiutò le venne inculcata minaccia di far iscrivere
il suo nome in una lista lesbica".
(C. Schoppmann, 1993)
POSIZIONE ORIGINALE
DEL DOCUMENTO: http://www.ellexelle.it/html/triangolorosa.htm