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LEI da Mouse e da Tastiera
di Fanny Wilmot


Ci sono le GRANDI verità,
le PICCOLE verità,
le GRANDI bugie,
le PICCOLE bugie,
e poi, ci sono le StAtIsTiChE

V. Aranda - Lo sguardo dell’altro


Interagenda …insomma un microcosmo ricco di tanto, un tanto diverso da me, da scoprire, da incontrare. Pensieri, parole, inviti, allettanti ammiccamenti, incontri e possibilità, nuove rotte da percorrere navigando tra parole, segni che ti riportano in vita e ti offrono ancora una volta nuove possibilità.

… di solito si comincia col dare i numeri, col gettare le cifre come sabbia negli occhi di chi legge per graffiare le pupille colorate e costringere a strabuzzare gli occhi, aprire chiudere aprire chiudere aprire chiudere per tre o quattro volte consecutive quasi gli occhi fossero la gola e fosse necessario tossire per schiarirsi la voce. Il 54% delle frequentatrici di inter@genda si è avvicinato prima al forum e solo il 20% prima alla chat ed è più facile di quanto possa a priori apparire trovare e tracciare con una linea rossa l’umana uguaglianza, il forum prima di tutto per poter leggere senza essere lette per interagire con più distanza di quanta ne possa dare uno schermo e una tastiera, meglio solo lo schermo dapprima, occhi soli per capire se è possibile entrare senza far troppo rumore, il forum impegna poco tempo, meglio, lascia il tempo di pensare al mondo nel quale si sta entrando senza entrarci sul serio.

Non calpestare la netiquette fiorita.
Ci sono i cartelli ma non sempre è cosa perniciosa ignorarli. Ancora numeri, il 34% delle donne virtuali chatta di sera, il 16% la notte, l’8% nel pomeriggio, il 4% al mattino, il forum è un’altra storia, è un quotidiano, un giornale con immagini colorate da prendere con sé quando s’esce al mattino per lavorare studiare, il forum lo si sfoglia appena si ha un momento libero. Ognuno legge quello che vuole, c’è chi raccoglie, ritaglia cut and paste. Il forum è un’altra storia. Storia contemporanea la chat. 31 users actually connected. Dalle parole statiche a quelle dinamiche, basta cliccare una barra colorata. La connessione implica la conoscenza, che si voglia o meno pensare con le frecce delle implicazioni logiche. Possiamo discutere sul significato e il proprio utilizzo di conoscenza”… quello che resta è che la connessone crea contatti, il 55% di utenti è “venuto in contatto” con più di venti donne e solo il 17% con meno di venti. C’è uno schermo, c’è chi è dietro lo schermo, tutte parlano con tutte perché lo schermo è il re il case la torre i tasti i pedoni e siamo arroccate, sono solo parole, non c’è pericolo. Ma non c’è paura, la cautela non è maggiore della fiducia, la fiducia guidata dalla curiosità non è schiacciata dalla cautela. Il 58% delle chattiste e delle forumiste ha conosciuto-stretto-la-mano-abbracciato-bevuto-un-caffè con un numero di utenti maggiore o uguale a dieci, il 29% con meno di dieci, il 41% di queste prime volte ha assunto battiti e regole e non parlo di divenir gonfie con la luna. Non ci sono km che tengano, i km rallentano la possibilità di dare volto a una voce, la frenano senza impedirla, poche parlano di km sul serio, tutte accennano, qualcuna dice se vivessimo più vicine… poi in qualche modo ci si incontra lo stesso per un motivo qualsiasi, se come recitava il titolo di un film di qualche anno fa ognuno cerca il suo gatto, è certo che in queste pagine in questo luogo non luogo qualcuna cerca il suo cuore, il 25% ha avuto un affaire durato più di una notte, molto di più, in media, 3 mesi, il 12% non ha avuto relazioni sentimentali, il 34% una notte brava con in media due donne diverse, qualcuna cerca il suo cuore e molte avventure che al mattino se ne van ta-da ta-da ta-da-dà… ed è questa sensazione del cercare che un po’ spiazza alle volte, ci si sente affogate: malessere abbandoni uggia baluginano tra gli scherzi i giochi i sondaggi semiseri e i tormentoni-chi-cerca-trova-chi-rompe-paga-tanto-va-la-gatta-al-lardo-chi dorme-non-piglia… segui il pesce… stereotipi abbattuti con altri stereotipi, parla con me, qui dentro non si riesce a fare due chiacchiere serie, tutte a dire figa-figa, a chiederti quanti anni hai di dove sei, parla con me io sono diversa… forse è vero e chi non sa di cercare trova condivisione, l’abusata, inflazionata, mai vieta e dimenticata condivisione, a tutti costi condivisione anche per passatempo. Ma il tempo non passa, la chat si blocca, il modem non canta la linea è sovraccarica e il tempo ristagna. Dalla tastiera al telefono le parole viaggiano sui cavi telefonici, dopo un po’ si cerca la voce, la sfumatura, lo squillo galeotto amichevole di compagnia pura e semplice su un cellulare lo squillo inaspettato che ci fa sorridere, l’sms inatteso eppure benvenuto. Welcome the wor(l)d

Il pensiero sembra piano piano sessualizzarsi anche se la chat è un gioco… ma si entra in una chat del tipo PerLes per conoscere gente che condivide la vita d’alcova e non la vita in genere in uno stesso modo… la vita in genere no, l’idea stessa è fallimentare le frequentazioni basate solo sull’essere qualcosa sono destinate a fallire, miseramente. Pozzanghere, fanghiglia, club del tiro alla fune… guarda guarda?!? Anche tu tiratore di fune!?!  Ma torniamo a giocare, cosa spinge a incontrare, a materializzare le chattiste preferite, tenerezza curiosità sensibilità disponibilità prendono un 8% nella scala a pioli che stiamo percorrendo, dal basso, come si conviene. Seguono sincerità 16%, vivacità 21% e simpatia 29%… simpatia che porta con se affinità.

Non si tratta di ricevere una spinta ma di trovare una guida.  

Il mondo è vario.

Si cerca ancora qualcuno trova poi si stanca e ricomincia a cercare nel calderone delle persone che ci fanno e delle persone che ci sono, già perché anche se la sincerità prende un misero 16% in ciò che spinge a  materializzare una chatttista, la buca degli imprevisti nel circuito di Lesbopoli è rappresentata dalla falsità, dalla possibilità di mistificazione e inganno che la cecità, spesso, porta con sé. Ci sono i rischi, ci sono i calcoli… parafrasando Yourcenar potremmo scrivere… si parla spesso dei sogni delle chattiste si dimenticano troppo spesso i loro calcoli sono sogni anch’essi e non meno folli degli altri. La buca degli imprevisti, la cloaca, il negativo del web e e dei contatti che con esso si stabiliscono è la bugia che qui non ha le gambe corte perché non ha corpo la bugia defisicizzata che ha l’aspetto di una moneta d’oro e poi è un tappo di rame incandescente. Qualcuna scrive e descrive i segni che ha sulle mani. Non tutte portiamo a tutte monete a temperatura ambiente. Chi non risica non rosica scrivere per combattere ancora stereotipi con altri stereotipi. il web è positivo perché non si adoperano gli occhi che ingannano, il virtuale che ci dà orecchie nuove per ascoltare voci lontane che entusiasmano ed intrigano, il virtuale che si può riavvolgere al contrario della vita… il tempo sulla chat viaggia in due versi, se hai perso una battuta puoi tornare indietro, basta un tasto e non è la macchina del tempo. Le intellettuali con pigiama e bigodini. Le cose che non si toccano possono dissolversi e la prima paura forse è quella che una sconosciuta, che un nick senza numero di telefono o indirizzo e-mail scompaia. Schermo e dissolvenza, tomba di byte. Giochi vinci. Giochi perdi. Giochi. La condivisione cede in fretta il passo alla limitazione e ai suoi derivati. Limitato. Limitante. Limite. Visibile in un rettangolo. Si cerca ora fuori dal rettangolo. Si cerca il visibile senza cornice.

…con la maggior parte delle chattiste con cui ho creato un rapporto di amicizia dopo la conoscenza reciproca ho smesso di chattare; si è creata una relazione che non può accettare le limitazioni imposte dalla tastiera e dal monitor! e altre, che stimo, non vorrei mai incontrarle perché la fisicità toglierebbe quella sensazione di "curiosità" che è alla base di ogni sogno!

Gestazioni. Prima il virtuale, prima il reale, cosa nasce da cosa e come, senza accordi a priori sul linguaggio è facile imbattersi in opinioni del tipo il virtuale è un mezzo e non un fine, il mezzo è strutturalmente limitato il mezzo viene a noia con una facilità che sfugge alle statistiche, la limitazione è in senso stretto la mancanza di quotidianità, di pensieri spiccioli in briciole di tempo… eppure nel virtuale si relegano le storie impossibili, si chiude ciò che non si ha tempo di portare alla luce e al vento, si vorrebbe chiudere, a posteriori certo, ciò che ci ha fatto cadere nella fantomatica buca degli imprevisti. E così da piazza del paese, da condominio più o meno litigioso la chat diventa ripostiglio, patina argentea nella quale intrappolare immagini colorate, vigliaccheria caso azzardo reale mancanza di tempo, il tempo passa, il tempo non passa, il tempo ristagna. Icone.

(…) E ho avuto qualche contatto, ma non appena ho accennato alla possibilità di un incontro reale ecco che tutte si sono fatte di burro, ovvero si sono squagliate. Non fraintendetemi per incontri reali intendo la semplice conoscenza di una persona, il guardarsi in faccia mentre si parla e si beve un tè, un caffè, un aperitivo, magari , audacissimo pensiero, un drink, non chissà cosa. Tutto questo mi pare molto singolare soprattutto se lo si rapporta alla valanga di solitudini che si riversa sui forum. Così comincio ad avere la sensazione che la maggior parte delle frequentatrici (a parte il nucleo duro e puro) siano persone attratte in vario modo dal mondo lesbico, ma senza l'intenzione o il coraggio di viverlo veramente.

Per il 37% strumento per fare nuove conoscenze, per l’8% modo diverso di intendere la realtà, per il 21% una nuova dimensione, per tutte inter@genda è un passatempo, più o meno serio, più o meno impegnativo, più o meno necessario a passa’ a nuttata. Tutte in silenzio senza confondere gli hobbies con le passioni.

Il virtuale è quel posto dove molte non sarebbero entrate da sole se fosse stato reale.

Ah, sono queste le lesbiche… ah-ah, sono queste le lesbiche!

Ogni incontro porta con sé meraviglia nelle vesti di stupore o sbigottimento, un incontro è un tassello di un puzzle, ci vuole pazienza azzardo lungimiranza e tanta fortuna. Non sempre si riesce a ricostruire una immagine a far combaciare le parole pronunciate con le parole lette, la realtà fisica con quello che si è condiviso sullo schermo.

È stato come incontrare a distanza di tempo una persona conosciuta nell’infanzia e cercare di riconoscerne i tratti.




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